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Giovanni

Il vangelo più ostico per me, il più astratto. Parla quasi esclusivamente di IO SONO (e voi non siete un ……dal marchese del Grillo). Se credete in me… vivrete per sempre altrimenti…..Questo concetto è simile al pensiero di Yaweh, mi dovete amare altrimenti morirete. L’uomo ha il libero arbitrio, può scegliere di vivere o morire! Non mi credete? Non volete camminare sul mio sentiero? Allora morirete!

La cosa che sorprende però è che il tutto era già stato stabilito in precedenza. Dio manda suo figlio anche se poi è sé stesso (bisogna credere) affinché morendo assolva il mondo dal peccato originale. Da qui tutta la storia della carne, del sangue, del pane ecc. Però leggendo la Bibbia si evince che il peccato originale non esiste e allora? Che senso ha la venuta di Cristo? Siamo tutti peccatori comunque. Abbiamo dentro di noi questa macchia che dalla nascita ci costringe ad essere perdonati. Meno che la Madonna però. Ci mancherebbe altro che la madre di Gesù e quindi di Dio (poi se qualcuno riesce a spiegarmi meglio questo concetto gliene sarei molto grato), fosse anche lei peccatrice. Ma che scherziamo? Infatti dopo tanti secoli dalla sua nascita, ….. L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. (prima del 1854 era come tutti noi: peccatrice).

Ma non solo lei è immune dal peccato di Adamo e Eva e quindi dei discendenti, infatti quando Dio cacciò Caino dal luogo protetto in cui abitavano, Caino dichiarò: Genesi 4, 14
"Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà" Ma non erano soli sulla Terra? Proprio no, infatti Caino trovò moglie che generò Enoch ed in seguito edificò una città a cui diede lo stesso nome del figlio. Perciò al di fuori dal luogo protetto dove vivevano Adamo ed Eva c’era una moltitudine di gente che non potevano essersi macchiati del peccato di Eva e di Adamo. I loro discendenti devono per forza essere puri come la Madonna. Probabilmente io non capisco ciò che vedo scritto, infatti quando leggo una cosa, ne devo intendere un’altra, cioè che Caino era timoroso della sua ombra e edificò non solo Enoch ma anche altre città da solo!

Mi chiedo come mai io non riesca a comprendere come questo vangelo sia considerato il più profondo e spirituale fra tutti, quando per me è solo una costruzione artificiale con errori cronologici evidenti, creati apposta per riempire di mistero fatti probabilmente (sicuramente) non avvenuti come descritti. La ciliegina sulla torta poi è lo spirito santo che, una volta sparito Gesù, sarebbe rimasto a guidare gli apostoli dando loro la potenza divina.

 Avendo già letto l’Apocalisse, sempre scritto da Giovanni, questo vangelo è acqua fresca al confronto. Pensare che si dice che Ezechiele abbia avuto delle visioni e che specialmente quando descrive la GLORIA di Dio non era in sé. Allora Giovanni nell’Apocalisse era del tutto “fatto”.

Qui naturalmente non si parla di Paolo di Tarso che con il suo arrivo liquidò gli apostoli e tutte le loro predicazioni come non corrette. Gesù infatti, a suo dire, rendendosi conto del suo errore strategico, folgorò Paolo sulla via di Damasco per insegnare una nuova via al mondo. Sono parole blasfeme? Eppure è proprio così, basta leggere la Bibbia per rendersi conto che Paolo stravolse la storia ebraica prendendo solo la parte di Gesù che amava il mondo, tutto il mondo. Non considerando l’altro Gesù, quello che era stato mandato solo per le pecore smarrite di Israele. Eppure gli apostoli erano ancora presenti! Sarebbe bastato dirlo a Pietro oppure a tutti gli altri senza andare a pescare Paolo, un cacciatore dei suoi seguaci.

 

Giovanni (Betsaida, 10 circa – Efeso, tra il 98-99 e il 104 d.C.) è stato un apostolo di Gesù. La tradizione cristiana lo identifica con l'autore del quarto vangelo e per questo gli viene attribuito anche l'epiteto di evangelista. Fratello dell’apostolo Giacomo il maggiore. Prima di seguire Gesù fu un discepolo di Giovanni Battista. La tradizione gli attribuisce un ruolo speciale nella cerchia dei dodici come colui che fu il più amato da Gesù, ma studi recenti non sono d’accordo con questa ipotesi.

 

Partecipe dei principali eventi della vita e del ministero del maestro (ma solo degli ultimi tempi) e unico degli apostoli presente alla sua morte in croce. Morì in tarda età a Efeso, ultimo sopravvissuto dei dodici apostoli.

La memoria cristiana attribuisce a lui 5 neotestamentari:

l’ultimo dei vangeli, le tre lettere di Giovanni e l’Apocalisse. Gli viene attribuito anche un’altra opera: l’apocrifo di Giovanni.

Per la sua profondità teorica e filosofica viene definito il teologico per antonomasia. Viene raffigurato col simbolo dell’aquila in quanto nella sua visione dell’Apocalisse, avrebbe visto la Luce Vera del Verbo, nel prologo del quarto vangelo, così come si riteneva che l’aquila potesse fissare la luce del sole direttamente.

Il vangelo di Giovanni è diverso dagli altri tre detti sinottici perché tratta un periodo lungo tre anni, mentre tutti gli altri solo di un anno e principalmente intorno al lago di Tiberiade. Questo di Giovanni si conclude amaramente nell’unica salita di Gesù a Gerusalemme, mentre gli altri descrivono 5 volte l’ingresso nella città, in occasione delle feste ebraiche. Però più della metà del vangelo, tratta del periodo della sua ultima settimana di vita.  Della sua crocifissione, della sua resurrezione e della vita fino alla sua “ascensione

Molti avvenimenti raccontati nel suo vangelo non hanno nessun riferimento negli altri tre, ad esempio: nozze di Cana (2,1-12); incontro con la samaritana (4,1-42); guarigioni del paralitico alla piscina di Betsaida e del cieco nato (cc. 5 e 9); risurrezione di Lazzaro (c. 11); lavanda dei piedi (13,4-11); nel ciclo pasquale, corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro (20,1-10); apparizione del Risorto a Maria di Magdala (20,11-18); episodio di Tommaso (20,24-29). Infine, in Giovanni la purificazione del tempio si trova all’inizio del ministero pubblico di Gesù, mentre nei sinottici è all’inizio del racconto della passione (2,13-22; cf. Mt 21, 12-17).

Un altro aspetto sorprendente del quarto vangelo è la mancanza di una qualsiasi lista dei dodici. Senza negarne l’esistenza, il loro ruolo, paragonato con quello dei sinottici, è decisamente ridotto, perché non ricevono da Gesù alcuna missione particolare. Il primo fra loro, Simon Pietro, è addirittura in una posizione perlomeno sorprendente. Infatti, pur facendo, in 6,69, una confessione di fede particolarmente importante, quando si trova in compagnia del discepolo che Gesù amava di più, la sua inferiorità sembra evidente (13,23-25; 20,2ss; 21,7ss). Infine, spesso i dodici sono eclissati da altri personaggi, sconosciuti ai sinottici, ma per certi versi più vicini a Gesù, come Natanaele (1,45), Lazzaro, associato con Gesù al punto di incorrere nella stessa ostilità da parte delle autorità giudaiche (12,10-12), certe donne, come la samaritana o Marta e Maria, che giocano un ruolo essenziale nel riconoscimento di Gesù come figlio unico di Dio, mandato dal Padre perché gli uomini abbiano la vita. Le divergenze fra il vangelo di Giovanni e i vangeli sinottici riguardano anche la persona e la missione di Gesù. Mentre nei sinottici il ministero di Gesù è incentrato sulla proclamazione dell’imminente venuta del regno di Dio (Mc 1,14-15), nel quarto vangelo Gesù non proclama la venuta del regno di Dio, non si presenta come colui che viene e reinterpretare la legge, un tema caro a Matteo, non parla in parabole, non dispensa insegnamenti etici e non fa alcun esorcismo. È il Figlio unico di Dio, la parola divina, il Verbo fatto carne (1,14).

L’originalità del quarto vangelo consiste proprio nell’identificazione del Verbo divino con Gesù di Nazaret, un essere umano storico, come suggeriscono nel prologo sia il termine “carne”, sia il riferimento alla testimonianza, umana e datata, resa da Giovanni Battista (1,6-9.15). inviato dal Padre (3,31-36; 6,43), Gesù è venuto a rivelare che era il Padre (14,7-9; cf. 1,18). Perciò nel Vangelo di Giovanni, Gesù è ben più del Messia atteso o del profeta del regno. È l’inviato del Padre, colui che riconosce esplicitamente la sua divinità e la sua preesistenza (8,58; 10,30-38) e viene salutato come  Dio (20,28).

Anche la sua controversia fondamentale con i giudei non riguarda la violazione delle regole del sabato, ma il fatto di proclamarsi uguale a Dio (5,16-18; 10,33; 19,7). A più riprese, Gesù afferma persino di disporre poteri divini (5,25-26) e ricorda la gloria che aveva presso il Padre prima della creazione del mondo (17,5-24). Ciò che fa e dice, lo ha visto e sentito quando era con Dio (5,19; 8,28; 12,49). Non sorprende quindi la sua conoscenza soprannaturale degli avvenimenti e delle persone (1,48; 2,25; 4,18-19; 13,1-3; 16,30). La sua filiazione divina è la fonte del suo essere e la molla della sua azione.

Comunque basta iniziare a leggere dalla prima riga ….

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2Egli era in principio presso Dio:
3tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
4In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
6Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.

8Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
9Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
11Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
12A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
14E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Un uomo come Giovanni ebreo profondamento ortodosso, come ha potuto pensare e quindi immaginare questi concetti teologici estranee alla sua cultura ed esperienza? Quasi tutto il suo vangelo o meglio quello che gli si attribuisce, parla del figlio di Dio, del padre che è più grande di lui ma che è lui stesso e che è venuto mandato da lui per noi. Tutto quello che sa glielo ha detto il Padre prima di creare il mondo. Si parla che il Padre è quindi più grande di lui ma contemporaneamente non lo è perché sono la stessa cosa ma uguale e insieme diversi. Insomma concetti ben lontani dalla concretezza ebraica. Solo teologia pura, astratta e quindi indefinita. Basta solo soffermarsi su una qualsiasi frase scritta, da non si sa da chi, per comprendere che definizioni e concetti sono stati creati apposta per confondere e far dubitare che il vero sia vero e la fantasia sia fantasia.

La consustanzialità cioè la proprietà di tre persone distinte che sono la stessa cosa viene messa in dubbio, secondo il mio parere, da questo vangelo. In realtà continuando a leggere, è discutibile ogni frase se non ogni parola di quanto scritto.

Posso concludere dopo aver letto i vangeli e non solo tanto per leggerli come fanno parecchi, che le mie aspettative sono state deluse. Dopo l’Antico Testamento speravo che il Nuovo, essendo stato scritto in tempi più recenti e in una lingua ben conosciuta, fosse più veritiero e meno fantasioso del Vecchio, invece quando si dice: vero come il Vangelo, si dice una grande bugia. Credo che non vi sia una sola parola scritta che rappresenti la verità, ma naturalmente questa è la mia opinione, la credenza di un nessuno. Perciò un pensiero che vale e serve solo a me stesso.

                                                                                             

                                                                                              Natale Pappalardo agosto 2019

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