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Testimonianze laiche sull'esistenza di

Gesù Cristo

Documentazione laica sull’esistenza di Gesù

 

Ci sono due importanti personaggi che, a prescindere dai vangeli, scrivono di Gesù:

Giuseppe Flavio e Publio Cornelio Tacito.

Prendiamo in esame lo storico Giuseppe Flavio, il cui vero nome era Josef Ben Matityahu (Giuseppe figlio di Mattia). Nato a Gerusalemme il 37-38 D.C. e morto a Roma nel 100 D.C.

Proveniva da una famiglia sacerdotale e lottò contro i romani nella prima guerra giudaica. Giuseppe Flavio durante una battaglia contro i romani fu circondato con i suoi. Per non arrendersi i suoi uomini decisero di suicidarsi in massa, ma Giuseppe li convinse che non era onorevole e così escogitò di uccidersi l’un l’altro facendo in modo da restare per ultimo. Da allora questo fu chiamato “il problema di Giuseppe”. Si consegnò ai romani e al suo comandante Tito Flavio Vespasiano, gli predisse che sarebbe diventato imperatore. Credendo fosse soltanto una maniera di adularlo per aver salva la vita, lo imprigionò soltanto perché aveva saputo che altre volte, quello strano ebreo, aveva fatto profezie veritiere. Un anno dopo quando divenne imperatore, Vespasiano liberò Josef e su invito del figlio Tito, lo fece cittadino romano.

Giuseppe Flavio da allora aiutò i romani sia cercando di debellare i ribelli giudei ma anche scrivendo opere filo romane che parlavano della sua terra. Naturalmente per i giudei lui era considerato un traditore, tanto che le sue opere non furono tradotte e divulgate se non dopo qualche secolo. Si dice che la sua conversione da ebreo a romano sia stata anche facilitata da un enorme quantità d’oro degli ebrei che lui barattò.

Molto più plausibile quest’ultima notizia della prima. Non dobbiamo dimenticare che quasi tutto quello che sappiamo di lui lo preleviamo dalle sue opere.

Veniamo a quanto scrive Giuseppe Flavio su Gesù Cristo. La testimonianza che i fedeli citano sempre è quella descritta sul Testimonium Flavianum, un passo del suo libro Antichità Giudaiche, dove racconta che un uomo buono e colto con tanta gente a seguito, fu condannato e fatto crocifiggere da Ponzio Pilato perché accusato dai suoi. Tre giorni dopo fu rivisto a parlare con la gente. Quest’uomo era chiamato Cristo.

Giuseppe Flavio scrisse delle frasi diverse ma il succo è quello che ho descritto sopra. Quindi lui personalmente non conobbe mai Gesù perché nacque dopo la sua morte.

Fino al XVI secolo, nessuno ha messo in dubbio quanto Giuseppe Flavio aveva dichiarato. Di certo i Farisei e non solo loro, cercarono di bloccare la diffusione delle sue opere che riguardava la loro storia scritta e vista per i romani. Però i motivi possono essere molti e quando ho cercato di saperne di più, mi sono trovato in un vespaio di contraddizioni talmente fitto che ho preferito lasciar perdere. Una cosa però è certa: Giuseppe Flavio non avrebbe mai scritto qualcosa che avrebbe potuto non piacere ai romani e questa faccenda di un uomo giusto, onesto e mite, condannato alla crocifissione da Ponzio Pilato, non faceva onore ai romani stessi. Proprio per questo parecchi storici “pensano” che forse non è farina del suo sacco, oppure che il tutto sia stato modificato nel corso delle varie copiature, che ricordo venivano espletate soltanto nelle abbazie o centri cristiani. Ci sono perciò i filo-cristiani che credono che sia stato proprio lui a scrivere il “pezzo” e gli altri laici che sono convinti che sia un falso.

Comunque sia, qui ci troviamo di fronte non a una testimonianza oculare, come oggi affermano i fedeli cattolici, ma semplicemente a un si dice. Nessun tribunale potrebbe prendere come vera una simile “prova”. Anche perché in quei tempi, di uomini buoni che predicavano, se n’erano visti parecchi, essendo gli ebrei sotto il dominio dei romani. Con tutti i possibili dubbi sull’autenticità dello scritto, questa citata è una prova tipo vangelo, cioè una storia, non una testimonianza.

Il Testimonium flavianum non viene mai citato nelle opere dei primi padri della Chiesa, quali Giustino Martire, Teofilo di Antiochia, Melito di Sardi, Ireneo di Lione, Clemente di Alessandria, Tertulliano, Ippolito, Origene, Metodio o Lattanzio. Il primo autore a citarlo è Eusebio di Cesarea nel IV secolo. Molti degli scrittori citati conoscevano bene le opere di Giuseppe Flavio; l'assenza di riferimenti al Testimonium prima di Eusebio ha fatto nascere il sospetto che fosse proprio quest'ultimo l'autore del brano o delle sue interpolazioni. C’è da dire che Eusebio di Cesarea prese parte al primo Concilio di Nicea nel 325 D.C dove tra altro si parlava della consustanzialità e di altre faccende, come il trovare tra le tante cristianità, una sola che diventasse quella ufficiale. Una soluzione che mettesse fine alle tante “dottrine” diverse che in quei tempi si professavano. Eusebio di Cesarea in principio era favorevole ad Ario che guidava un fronte in cui Gesù era figlio di Dio e quindi meno importante del padre, ma Costantino lo mandò al Concilio per pacificare gli animi e trovare una soluzione che accontentasse tutti. Alla fine Ario venne cacciato e Eusebio lo accolse a casa sua. Dopo qualche tempo Eusebio da amico di Ario divenne uno dei più accaniti accusatori degli ariani.

Nel Concilio di Nicea fu creato il CREDO: La matrice che ci guida anche adesso piena di dogmi e misteri.

……Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre……..

Perciò considerando tutto questo sopra, niente di più facile che Eusebio mise davvero “mani” interpolando il Testimonium Flavianum. Naturalmente nessuno può stabilire la verità né in un senso né nell’altro.

Questa di Giuseppe Flavio, a mio parere, non può essere considerata una testimonianza dell’esistenza del Gesù di cui noi tutti parliamo.

C’è da dire che Giuseppe Flavio scrisse anche che Giacomo, fratello di Gesù, fu prelevato dai romani e condannato insieme ad altri alla lapidazione qualche decennio dopo la morte di Gesù. Per quanto questa frase possa essere importante, non mi testimonia assolutamente che si tratta dello stesso Gesù e comunque è sempre un racconto sentito da altri racconti. Anche questo a mio parere non serve assolutamente come testimonianza.

 

Publio Cornelio Tacito

 

Non si hanno notizie certe della data di nascita, si presume verso il 54 D.C. né del luogo. Forse il più grande storico latino di tutti i tempi. Accurato e preciso nelle sue ricerche.

Malgrado il nome Tacito, che significa silenzioso era invece anche un abile oratore.

Negli Annales, esattamente nel libro XV, narra dell’incendio di Roma avvenuto nel 64 D.C. La gente accusava Nerone di averlo provocato. Proprio per difendersi da questa accusa, Nerone incolpò i cristiani, dei seguaci di un certo Cristo che ai tempi di Tiberio, Ponzo Pilato condannò alla crocifissione. Per un certo tempo dopo la condanna e morte di questo Cristo, sembrò che di questa superstizione si fossero perse le tracce, invece il morbo cristiano riprese vita e anzi si propagò anche a Roma.

Chi scrisse che Nerone diede la colpa ai cristiani per difendersi dall’accusa infamante di incendiario, oltre che Tacito ci fu anche Svetonio nella sua “De Vita Caesarum”, ma non solo loro

Leggendo i due storici si evince che parecchie cosa non collimano. Svetonio rivela che Nerone era a Roma e che ne ha causato l’incendio soltanto perché voleva una Roma più bella, più moderna e per poter costruire la sua Domus Aurea. Tacito afferma invece che si trovava ad Anzio e che rientrò il più presto possibile a Roma organizzando i soccorsi e gli aiuti.

Personalmente penso che l’imperatore Nerone non avesse la necessità di provocare un incendio per i motivi citati da Svetonio, aveva sufficiente autorità per ordinare quello che desiderava. Tanto più che l’incendio scoppiò il 18 di luglio, quindi in estate e che la maggior parte delle case vicino al Circo Massimo erano fatte di legno e una accanto all’altra, separate solo da vicoli strettissimi. Ma a prescindere dall’incendio, entrambi gli storici erano contro Nerone. Questo comunque è quello che ci interessa attualmente, cioè cosa scrisse Tacito su Gesù Cristo.

Tacito, Annales, Libro XV, 44. “Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale superstizione di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso. Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine, non tanto per l’accusa dell'incendio, quanto per odio del genere umano. Inoltre, a quelli che andavano a morire si aggiungevano beffe: coperti di pelli ferine, perivano dilaniati dai cani, o venivano crocifissi oppure arsi vivi in guisa di torce, per servire da illuminazione notturna al calare della notte. Nerone aveva offerto i suoi giardini e celebrava giochi circensi, mescolato alla plebe in veste d’auriga o ritto sul cocchio. Perciò, benché si trattasse di rei, meritevoli di pene severissime, nasceva un senso di pietà, in quanto venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo.”

Come ho scritto prima, pur essendo uno storico preciso e puntiglioso, Tacito odiava Nerone. Se facciamo riferimento ad altri autori storici, l’imperatore era amato dalle masse e non solo perché li faceva “divertire” con i giochi. Poi mai dimenticare che in seguito la chiesa ebbe la necessità di creare un nemico a cui dare la colpa di ogni cosa e quindi Nerone fu considerato probabilmente molto più cattivo e crudele di quanto poteva essere stato, considerando gli altri imperatori che lo precedettero e lo seguirono.  Gli studi contemporanei dell’epoca, malgrado quanto scritto da Tacito sulle persecuzioni dei cristiani, ci dicono che in realtà tutto ciò non si verificò, se non in maniera minimale.

Per quanto Tacito poteva essere preciso, in questo caso si accontentò di dichiarare ciò che si raccontava in giro. Non esiste alcun documento storico della condanna di Gesù da parte di Ponzio Pilato. Eppure dal clamore che Gesù aveva creato, durante i suoi anni di predicazione, dei suoi seguaci, dei suoi miracoli e dall’odio che aveva suscitato, non poteva essere considerato un condannato qualsiasi. Non solo non esiste quel documento, ma in nessun’altro si parla di lui. Eppure la resurrezione di Lazzaro, oppure il terremoto che si scatenò alla sua morte, o il sole oscurato per almeno tre ore nel momento in cui spirò, devono per forza essere stati NOTATI dagli storici. A meno che non furono altro che storie che si raccontavano e che man mano lievitavano gonfiandosi fino a diventare quello che poi è arrivato a noi.

Anche la frase scritta da Tacito, a mio parere non è una testimonianza storico laica, non avrebbe senso in alcun tribunale.

Concludendo questa mia piccola ricerca posso dire, senza essere incolpato di sbagliare che, i testi antichi ci arrivano da “lontano” sono tradotti e interpretati nel tempo da vari storici e dotti sia del passato che del presente. Non si hanno mai unanimità di giudizio, anche perché il tarlo dell’interpolazione è sempre presente.

 

Natale Pappalardo agosto 2019

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