top of page

Il semiautomatico come lo vedo io

J36-CHROME-1.jpg

Semiatomatico tipo Lightning della VibropLex del 1927 chiamato dalle forze armate USA J36. Modificato da A. Frattini I1QOD

    Leggendo sul forum di www.telegrafia.it sembra che i tasti semiautomatici siano dei veri “diavoli”, ci vogliono “secoli” per regolarli e per imparare ad adoperarli, almeno così spiegano alcuni operatori che hanno passato anni a studiarli, invece, per quanto mi riguarda, non mi risulta. Infatti, quando ho avuto per la prima volta tra le mani, un tasto semiautomatico, senza che nessuno mi avesse detto niente e senza aver mai visto nessun altro manipolarlo, dopo soli pochi minuti, già trasmettevo quasi senza errori. Sarà predisposizione la mia? Niente affatto perché ne ho visti e sentiti parecchi di O.M che hanno fatto come me. In realtà questo tipo di tasto è stato inventato per aiutare l’operatore telegrafista nel suo mestiere, per rendergli la vita più facile, non certo per complicargliela.

    Certamente è necessario una regolazione di base e un po’ di attenzione. A differenza degli altri tasti, cioè del verticale o della chiave iambic e anche del sideswiper, il bug si presta a moltissimi tipi di regolazioni che l’operatore può scegliere di volta in volta a suo piacere. Questo lo rende molto versatile e gli consente di sposarsi completamente con il carattere o semplicemente con la voglia che l’operatore ha in quel momento. Chiaramente per chi giunge dall’automatico, prendere in mano il bug può creare qualche difficoltà ma si tratta di problemi risolvibili in poco tempo, giusto il necessario per prendergli le misure. C’è chi dice che, se prima si impara con il verticale poi con il bug e poi con l’automatico, alla fine si avrà con tutti i tasti una buona manipolazione perché dicono, si è aiutati moltissimo dall’aver appreso prima la manipolazione con il verticale, per quanto riguarda la cadenza e la precisione. Sinceramente non so se questo sia vero, non credo ci siano stati studi in questo senso, sono solo ipotesi. Certo è che ho conosciuto molti operatori che, pur non conoscendo il verticale o il semiautomatico, manipolano l’automatico molto bene.

    Alcuni poi si sono appassionati al bug e poi al verticale, insomma hanno fatto il percorso inverso e vanno bene con tutti e tre i tasti. Altri che hanno fatto il percorso tradizionale, invece, non possiedono una buona manipolazione con nessuno dei tre. Probabilmente il CW bisogna prima averlo in testa e poi nella mano, a prescindere dal tipo di tasto usato. Ci potrà essere più o meno esercizio e più o meno simpatia per un particolare tipo di tasto ma in definitiva se si riesce ad andare bene con uno, significa che anche con gli altri si può andare bene, basta esercitarsi.

   Qualche tempo fa sul forum IK6BAK iniziò un discorso…

   C'è da chiedersi perchè il bug non abbia in passato avuto diffusione nel bel paese…(Forum www.telegrafia.it msg nr. 12778 del 28/08/10 IK6BAK)…

   Chi intervenne nella discussione si lamentò della miopia che sempre affligge l’Italia quando si tratta di riconoscere prodotti o mezzi innovativi o semplicemente non se lo sapeva spiegare. Qualcuno disse che gli era stato riferito che erano vietati su una flotta passeggeri prestigiosa, insomma non si sapeva il perché, ieri e neanche oggi. Eppure il semiautomatico rispetto al verticale…

  Perché sia accaduto, proprio non si capisce. E ancora di più non si comprende come mai non abbia attecchito tra i radioamatori che, in definitiva, non hanno limiti normativi cui devono sottostare.

   Eppure il bug rappresenta un salto di qualità pazzesco rispetto al verticale.  (Forum www.telegrafia.it msg nr. 12803 del 30/08/10 IK0YGJ)…

  Ognuno di noi non avendo certezze fa ipotesi, almeno così dovrebbe essere, invece qualcuno cerca con una lente d’ingrandimento il classico pelo sull’uovo, pur sapendo che non esiste. Lo fa probabilmente per… un processo di ingegnerizzazione condiviso.(IK0YGJ)…

    Il CW è veramente uno solo? (Forum www.telegrafia.it msg nr. 13264 del 27/09/2010 IK0YGJ)….

   Ma questa è un’altra storia in cui desidero dire la mia in seguito…

   Quindi anch’io non avendo certezze formulo delle ipotesi sulla mancata diffusione in tutto il mondo del bug, prego non solo in Italia (U.S.A esclusa). In sintesi… Credo che prima dell’ultima guerra mondiale i contatti commerciali tra i vari paesi intercontinentali fossero limitati e questo soprattutto per la difficoltà delle comunicazioni. Allora si parlava di TELEGRAFIA perché questa era ancora l’epoca in cui tutto andava comunicato via TASTO e poi via TELESCRIVENTE. Nel nostro paese le comunicazioni erano La Posta e l’Italcable, gli operatori erano equipaggiati soltanto di tasti verticali, il classico Postale. I particolari potremmo forse conoscerli da chi ha lavorato in quelli uffici mi riferisco a IT9PBR e a I8SOU, in sostanza questi famosi semiautomatici non si conoscevano nemmeno, almeno per i più e comunque io non so niente dei telegrafisti. Per quanto riguarda la radiotelegrafia, dopo Coltanoradio (Pisa) a cui distrussero le antenne durante la guerra, si realizzarono varie stazioni radio costiere.

   Negli anni di mezzo tra Coltano e le stazioni gestite dalle Poste le comunicazioni radio erano dirette dalle stazioni radio costiere della M.M. Nel 1952, si attivò Romaradio/IAR con personale che proveniva dalla Marina Militare e dalle poste stesse Sia l’ambiente postale che quello militare era molto rigido per le innovazioni. Il tasto in dotazione fu il Marconi 213. Negli anni seguenti il traffico aumento notevolmente e così anche le informazioni per l’arrivo nelle varie stazioni costiere di ex marconisti di bordo che portarono le “novità” viste negli U.S.A : i tasti semiautomatici. L’Amministrazione Postale italiana, sollecitata da alcuni (leggi pochissimi) dirigenti delle stazioni radio lungimiranti, (vedi Romaradio) stabilirono di dotarsi di alcuni semiautomatici della Vibroplex modello “original” se non ricordo male. Naturalmente i tasti non furono “invitati” come il verticale, sulla scrivania dell’operatore a causa del tempo speso per la regolazione personalizzata che ognuno preferiva (impossibile regolare il bug ogni volta che si iniziava il servizio) e poi la fragilità del tasto stesso consigliava di non installarlo in parallelo con il verticale, quindi venivano dati “ad personam” solamente a chi ne faceva richiesta, sotto la propria responsabilità (restituzione). Si deve tener conto che gli operatori conoscevano solo il tasto verticale e il semiautomatico dovevano imparare ad usarlo. Difficile conciliare il lavoro con gli esercizi, quando si smetteva di lavorare la maggior parte del personale non voleva sentire parlare di codice Morse. Principalmente questi sono stati i problemi, a mio parere, per la mancata diffusione dei semiautomatici. Negli USA il problema non si è posto perchè il bug è nato lì e gli operatori, sia commerciali e sia militari sono sempre stati a contatto con varie marche di bug che addirittura si facevano concorrenza.

   Quando finalmente il bug è arrivato ad essere conosciuto da tutti, si poteva addirittura comprarlo nei negozi specializzati, già era stato introdotto l’automatico che subito fu installato in parallelo al verticale perché aveva solo l’interruttore di accensione e il potenziometro per la velocità. La facilità d’uso, e la mancata stanchezza del polso, portarono gli operatori professionisti a preferire quest’ultimo come tasto principale per la loro attività lavorativa. Gli O.M. pur essendo a conoscenza di questi bellissimi tasti, non li trovavano nei negozi specializzati se non negli anni in cui anche gli automatici fecero la loro comparsa.

   Soltanto chi veramente amava il bug, o gli ex naviganti si interessarono per adoperarli, gli altri, che già facevano fatica con il verticale, non videro l’ora di accantonarlo per dedicarsi anima e corpo ai vari automatici. Ci sarebbero ancora delle cose da dire, come il costo eccessivo, ma credo che questo basti, almeno credo. Ricordo a chi legge che quello che ho scritto è solo un’opinione, la mia. Per fortuna adesso se ne parla del bug, è ancora vivo e questo lo si deve principalmente agli operatori tutti, nessuno escluso che hanno dato, chi più chi meno, il loro contributo per la divulgazione di questo magnifico strumento “musicale”.

   Per quanto riguarda il semiautomatico, tasto che fa tanto parlare di se, basterebbe visitare il sito di IK0IXI esattamente a questo indirizzo:

http://nuke.ik0ixi.it/Radiotelegrafia/IlBugstoriaerestauro/tabid/531/Default.aspx

per poter apprezzare l’ottima sintesi prodotta da Fabio e venire a conoscenza praticamente di tutto. Io non ho molta esperienza per quanto riguarda il Bug. Ne ho comprato uno nel 1968, esattamente un Vibroplex Blue Racer Finesh De Luxe adoperandolo per due anni ad Anconaradio/ICA dove facevo il servizio militare di leva, per altri due anni l’ho sempre portato con me nei miei imbarchi sulle navi mercantili. Dopo confesso, il fastidio del suo ingombro in valigia e il suo peso, mi hanno quasi obbligato a lasciarlo a casa dentro la sua scatola di cartone, anche perché a bordo non si trasmettevano molti telegrammi, il Bug era più che altro uno sfizio, un bel giocattolo. Era la ricezione che impegnava molto: liste traffico, bollettini meteo, stampa Ansa ed estere, avvisi ai naviganti ecc.

   Lo lasciai per circa 25 anni dimenticato in fondo ad un armadio, poi con il mio arrivo tra gli O.M. iniziai ad interessarmi di nuovo al Bug, ma non funzionava più molto bene e forse anch’io ero ormai arrugginito dal lungo abbandono. Mi venne in aiuto Claudio Tata IK0XCB perché riuscì a rimetterlo in ordine a mestiere regalandomi anche due pesi piccoli da aggiungere a quello in dotazione. Dopo qualche anno mi arrivò in dono il J36 di I0TKK che nel frattempo purtroppo era passato a miglior vita. Il tasto si presentava molto male, ma le ottime mani di Alberto Frattini I1QOD lo rimisero a posto. Si può vedere la trasformazione di com’era il tasto prima e dopo l’intervento sul mio sito www.iz0ddd.it alla voce sul menù PICTURES e poi SHACK.

    La differenza fra i due tasti, il Blue Racer ed il J36 era evidentissima e non solo per l’aspetto. Il J36 non si poteva mettere a confronto con il bellissimo Blue Racer, ma il suo funzionamento diverso più malleabile, più vario, me lo facevano preferire al primo. Il J36 potevo regolarlo in mille maniere diverse e farlo funzionare anche a velocità ridotta, sempre con il suo peso in dotazione. Se poi lo facevo lavorare con grande ampiezza di oscillazione del braccetto, i punti sembravano scolpiti, anche se poi, la difficoltà di manipolazione per andare a fare le linee aumentava. Avevo notato che quando facevo CQ con il Blue Racer, pochi operatori mi rispondevano, forse perché la velocità di manipolazione di quel tasto, creato per “correre” dava un certo fastidio in ricezione a parecchi, (non voglio pensare che la colpa fosse della mia manipolazione). D’altra parte se aggiungevo altri pesi sul braccetto per rallentarlo, il tasto si snaturava diventando pesante nell’uso e mi toglieva quel divertimento che invece offriva se lo lasciavo con un solo peso. Il J36 invece alla minima velocità poteva essere scambiato per un tasto verticale.

    Riusciva a non superare gli 85 caratteri al minuto, mentre se ponevo il peso tutto verso di me, la velocità poteva arrivare quasi a 140 c.m. In realtà, a seconda delle regolazioni, fermo rimanendo il peso, la velocità poteva cambiare. Un ulteriore variazione si otteneva anche muovendo la mano più o meno velocemente, ma questo è comune in tutti i bug. Quando ero convinto di aver trovato finalmente la giusta regolazione, quando alla fine ero soddisfatto di quanto trovato dopo i vari tentativi, mi dicevo che non lo avrei più spostato, invece dopo al massimo tre o quattro giorni, ecco che di nuovo ricominciavo a metterci le mani.

    Ad un certo punto mi resi conto che il tasto aveva una sola regolazione con una data velocità in cui sembrava che non opponesse alcuna resistenza. Come se trattandosi di un circuito oscillante, alla frequenza di risonanza annullasse ogni impedenza.

    Certamente il J36 funzionava benissimo sia al minimo e sia al massimo ma c’era una solo velocità, come ho scritto prima, in cui sembrava essere veramente perfetto, con quel tipo di regolazione. Avevo tra le mani il tasto del mio grande amico e collega Alfredo I0TKK, ne ero onorato, tanto che non mancavo mai di accennarlo durante i miei QSO. Poi presi l’abitudine, ogni qual volta incontravo in frequenza un operatore che adoperava il bug, di chiedergli che tasto adoperasse in quel momento e quale fosse il suo bug preferito. Quasi tutti mi rispondevano che il tasto preferito era il J36, si trovavano meglio con quello, molto meglio rispetto a tutti gli altri, esattamente come succedeva a me. Decisi quindi di informarmi sulla storia del J36 perché ne avevo visti alcuni diversi e tutti con la stessa denominazione. In sintesi dire J36 significa solo indicare un semiautomatico, infatti questa era la sigla che i militari U.S. diedero a questo tipo di tasto.

    Tutti i semiautomatici erano denominati J36, quindi non è corretto, o meglio non è abbastanza dire che si stia adoperando un J36, anche se è uso comune intendere che si stia usando un Vibroplex modello Lightning (tasto civile) o il suo corrispondente militare, oppure un Lionel (copia del Lightning) mentre, per J36 si può intendere anche un semiautomatico Bunnel, completamente diverso e forse ancora altre marche di cui non sono a conoscenza. Troverete tutto o quasi sia sul sito di IK0IXI che su quello di Domenico Caselli I6HWD se siete interessati a saperne di più. Man mano che passava il tempo, prendevo sempre più confidenza con il J36 tanto che stavo pensando di comprarmene un altro, magari un Lionel tanto per poterne provare la differenza con quello in mio possesso. Purtroppo non era possibile averlo nuovo perché era uscito di produzione probabilmente negli anni ’70 -’80 e quelli che si riuscivano a comprare su eBay, almeno a vederli in fotografia, erano tutti alquanto consumati. Avere un J36 nuovo di zecca, senza parti rovinate dall’uso sarebbe stato meraviglioso. Da qui l’idea di chiedere ad Alberto I1QOD di fabbricarne uno. Ammetto di essere stato molto insistente con lui, perché all’inizio non ne voleva sapere di J36, poi piano piano sono riuscito a convincerlo.

    Ho dovuto attendere due anni, ma alla fine mi arrivò a casa il suo nuovo bug chiamato TYPE J36 CHROME. Nr di serie 001 Inutile spendere parole per descrivere l’emozione che mi suscitò nel vederlo e nel toccarlo. Splendido e splendente come le parole di quella famosa canzone, ma anche molto pesante, di più rispetto all’originale. Tutto cromato con parti in acciaio inox., un tasto che rifletteva la luce come uno specchio. Telefonai ad Alberto per ringraziarlo e per chiedergli alcuni dettagli che mi avevano incuriosito. Come mai la velocità di esecuzione poteva variare da 18 a 35 w.p.m.? Un raggio maggiore rispetto a quello che possedevo io, da cosa dipendeva? Come mai il braccetto era così leggero? Sembrava di avere tra le dita una piuma mentre si formavano le linee! Perché produceva un suono cristallino come di campanellini mentre si manipolava? Come mai una volta posato sul tavolo non si riusciva quasi a staccarlo? Sembrava incollato sul piano! Come mai quando si facevano i punti il braccetto che li produceva oscillava per moltissimo tempo, come se avesse dentro una carica infinita? Com’era possibile che lo smorzamento naturale fosse così contenuto? Gli altri tasti in mio possesso dopo poco tempo esaurivano l’oscillazione.

   Rammento che lo bersagliai di domande, queste sono quelle che ricordo di più. Mi rispose che aveva apportato delle modifiche rispetto all’originale perché una volta smontato si era accorto che la lavorazione di alcuni particolari poteva essere fatta in maniera migliore, certo impiegando molto tempo ma, essendo un appassionato e non un costruttore professionista con operai sotto contratto, poteva permettersi di effettuare certe sofisticazioni che le Ditte, per motivi vari, primo fra tutti il lato economico, non avevano convenienza a realizzare. Mi specificò che aveva costruito l’asta oscillante delle linee e il supporto del Damper ricavandoli dal pieno, mentre negli originali venivano costruiti tramite stampaggio e piegatura poi, che i triangoli della torretta hanno uno spessore maggiore che lo rendono più stabile nelle regolazioni e che la particolarità del range di oscillazione del braccetto deriva dalla molla piatta montata sul braccetto oscillante dei punti. Sono stato io che, lamentandomi del Blue Racer per la difficoltà che incontravo a farlo andare lento all’occorrenza senza aggiungere altri pesi, che gli ha dato l’idea di costruire una molla con una rigidità tale da consentire al suo J36 l’escursione prodotta. Tutti questi piccoli particolari, l’accuratezza della realizzazione e la precisione del montaggio dei vari pezzi, rendono il tasto di Alberto praticamente perfetto. Sicuramente il collezionista potrà storcere il naso davanti ad un nuovo tasto che si rifà al Vibroplex Lightning creato nel 1927 perché non può avere in se la storia e il vissuto di un bug adoperato da chissà quanti operatori, però non potrà prescindere dal constatare che, il suo funzionamento e quindi la manipolazione che ne deriva, è senz’altro migliore dell’originale.

   Tenendo conto che già il J36 è considerato probabilmente il miglior semiautomatico al mondo, questo di Alberto supera ogni aspettativa dell’operatore che desidera manipolare con un Bug, a prescindere dal collezionismo. A proposito di questo, cioè delle collezioni di tasti che hanno una storia o semplicemente che sono pezzi rari o unici, sono sicuro che non si costruirà più un tasto simile in tutto il mondo, non perché non esistono artigiani in grado di creare un simile J36, soltanto perché non credo che ci sia una persona che perda così tanto tempo nel realizzarlo, avendo la capacità e la bravura di Alberto.

    Chi ha avuto la fortuna di comprarlo se lo tiene stretto, sia che lo adoperi o sia che lo metta solo in mostra nella sua vetrina, è comunque eccezionale in ogni particolare. La voce caratteristica del bug, la musica che crea quando lo si manipola può essere magnifica quando l’operatore riesce a suonarlo a dovere, un vero piacere per le orecchie. Una calligrafia talmente personale che identifica l’operatore alle prime battute. Il piacere che si ottiene manipolandolo è, dopo il verticale, il più intenso possibile. (a mio giudizio)

 

                                                                                     

Modifiche sul tasto J36 I1QOD

http://www.youtube.com/watch?v=zQB_pTvpCv8&feature=plcp

J36-4 mod.jpg
J36-1 mod.jpg
bottom of page