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La nascita di Gesù

     Come tutti sanno i vangeli sono sacri e ispirati da Dio, perciò niente è più vero del vangelo.

   Come però ho scritto in altri articoli, di Vangeli (buone notizie) non esistono solo i 4 canonici di Marco, Matteo, Luca e Giovanni, ma molti altri che però non sono inseriti nella Bibbia. Quest’altri vangeli sono chiamati apocrifi considerati cioè non autentici.

     Prima dell’atto del vescovo e teologo Ireneo di Lione, del II secolo D.C di vangeli ne esistevano moltissimi, tanto che proprio lui fu costretto a sceglierne soltanto quattro perché quasi tutti raccontavano storie diverse e anche in contrasto fra di loro – “ 4 sono i venti principali, 4 sono le parti del mondo e 4 sono gli animali che reggono il trono di Dio (Ezechiele) perciò quattro saranno i vangeli da adesso in poi.”-

I vangeli tutti però parlano di Gesù, dei suoi trascorsi, della sua morte e della sua resurrezione. Alcuni iniziano soltanto dalla sua predicazione, altri anche dalla sua nascita.

    Vorrei soffermarmi ad analizzare in maniera superficiale soltanto di chi parla della nascita di Gesù e come la descrive. Questo per stabilire se davvero i vangeli sono verità, oppure soltanto storie che ci sono state tramandate nel tempo da scrittori, che in realtà nessuno può affermare con certezza siano proprio coloro a cui si attribuiscono queste informazioni.

   Scrivo l’aggettivo superficiale perché il mio interesse per questi argomenti è solo frutto di curiosità. Non sono certo uno studioso che si applica metodologicamente, trascorrendo molto del proprio tempo a leggere i vangeli verificando le incoerenze tra i loro scritti. Oppure facendo ricerche anche storiche, sui nomi, date e luoghi inseriti, per stabilire chi fossero i personaggi, quando avvennero e soprattutto dove si svolsero quegli avvenimenti.

   Mi limito soltanto a chiedere a “San Google” solo qualcosa che ha stimolato di più la mia attenzione ma nulla di più. Eppure fra i miei conoscenti, sono diventato un grande conoscitore della Bibbia.

  Questo probabilmente perché quello che loro conoscono di questi libri, è soltanto quello che ci hanno raccontato durante le prediche in chiesa, al catechismo oppure quello che si dice e si racconta da sempre. In realtà io sono molto lontano dall’essere un conoscitore della Bibbia.

   Certamente ho letto molto e molti libri li ho anche letteralmente “spulciati” più volte, interessandomi anche a capirne al massimo quanto descrivevano, cercando di interpretare quando letteralmente non riuscivo a comprenderne il significato. Cosa del resto che viene effettuato da ogni esegeta o esperto in scritti sacri e antichi, da cui a volte prendevo spunto per formulare una mia personale interpretazione oppure concordare con alcuni di loro su delle circostanze che ritenevo possibili. Purtroppo quando la lettura letterale era oscura o ambigua non potevo fare altro.

   Prendendo in esame i vangeli che parlano della nascita di Gesù, cioè Matteo e Luca, si dovrebbero avere delle notizie convergenti e non divergenti. Però non possiamo dimenticare che gli avvenimenti citati sono stati scritti molti anni dopo la morte di Gesù e probabilmente i fatti possono essere stati “visti” in maniera difforme.

   Entrambi fanno nascere Gesù, concepito dallo Spirito Santo, a Betlemme. Ma mentre Matteo lo fa nascere nella propria casa, perché abitavano già a Betlemme, Luca lo fa nascere in una stalla, durante il viaggio da Nazareth. Entrambi concordano con il nome di Maria e di Giuseppe per i genitori. Mentre per Luca, Maria era solo la promessa sposa, per Matteo era la sua sposa.

   Quindi Matteo scrive che non hanno viaggiato da Nazareth a Betlemme perché abitavano già lì, tanto da farla partorire tranquillamente in casa propria. Matteo fa arrivare i Re Magi dall’oriente e fa fuggire in Egitto la famiglia perché Erode conscio del pericolo della nascita del Re dei Re, ha emanato l’ordine di uccidere tutti i bambini sotto i due anni. Li fa tornare soltanto dopo la morte di Erode ma invece di rientrare a Betlemme, si stabiliscono a Nazareth.

    Luca invece fa nascere il bambino in una grotta e non parla di Re Magi ma solo di pastori che vennero ad adorarlo. Anzi fu presentato al Tempio ufficialmente perché non c’era alcun timore di Erode e della sua supposta “strage degli innocenti”.

Matteo fa nascere Gesù al tempo di Erode il Grande, cioè 4 anni prima dell’anno zero, mentre Luca lo fa nascere al tempo del censimento della Palestina che il governatore della Siria, Quirinio supervisionò nel 7 D.C. quindi 11 anni di differenza tra i due.

    Anche gli alberi genealogici di Maria e Giuseppe non corrispondono ma anzi sono molto diversi iniziando dal padre di Giuseppe. Continuano ad essere diversi fino al Re David circa mille anni prima.

Luca fa tornare a Nazareth Maria, Giuseppe e Gesù, subito dopo la nascita, mentre come scritto prima, Matteo soltanto dopo l’esilio in Egitto di cui Luca non parla.

    Mi pare che le divergenze sono troppe per essere stati ispirati da Dio, ma se poi andiamo a leggere anche un altro vangelo che parla della nascita di Gesù, quello di Giacomo che però non possiamo considerare vero, notiamo altri dettagli sulla nascita. Giacomo scrisse il suo vangelo solo nel II secolo D.C ma non si tratta certo dell’apostolo Giacomo che visse con Gesù. Anche qui gli esperti non sono d’accordo su chi in realtà scrisse questo protovangelo, che parla anche dei genitori di Maria: Anna e Gioacchino e dell’educazione di Maria insieme ad altre ragazze che dovevano rimanere vergini per l’attesa del messia.

   Quindi Giacomo il giusto a cui si attribuisce questo vangelo, racconta che mentre Giuseppe e Maria viaggiavano da soli con l’asinello, (cosa quasi inconcepibile viaggiare da soli per centinaia di chilometri e a dorso di un asino essendo Maria al nono mese di gravidanza), si dovettero fermare a causa del parto imminente. Giuseppe trovò una piccola grotta (nel luogo c’erano numerose grotte che gli abitanti usavano anche come stalle) dove si rifugiarono e subito si mise a cercare un’ostetrica. Riuscì a trovarla ma quest’ultima non riuscì ad aiutare Maria perché appena entrata nella grotta, fu investita da una luce accecante e subito dopo vide il bambino nato.

    Ad un controllo si rese conto che Maria era ancora vergine dopo il parto. Uscendo dalla grotta incontrò Salome, un’altra ostetrica a cui raccontò la stranezza miracolosa del parto di Maria. Salome incredula non si fidò del racconto della sua collega e volle verificare personalmente.

Inserendo il dito dentro la vagina di Maria, l’ostetrica constatò che era davvero ancora vergine e contemporaneamente dovette subito ritarare la mano perché gli fu bruciata immediatamente.

    Mettendosi in ginocchio pregò Dio lamentandosi per non aver creduto e pentendosi del gesto fatto. A questo punto intervenne un angelo che la guarì conscio del suo vero pentimento. Salome da quel giorno annunciò a chiunque quell’evento miracolo.

    Giacomo nel suo vangelo racconta molte cose ma tanti dettagli non sono considerati reali quindi viene citato soltanto come curiosità.

   Noi oggi abbiamo preso a piene mani da questi vangeli un poco di tutto sia da Matteo e sia da Luca, ma anche qualcosa da Giacomo e ne abbiamo fatto una bellissima storia che ci tramandiamo da generazioni in generazione. Perciò non ci importa se ci sono divergenze nei racconti, non ci importa se le cose sono o non sono andate così, che ci importa? L’importante è che la storia fili bene e che sia affascinante.

   Il vero problema poi è che la gente, tutta la gente, crede che tutto questo sia storia reale. Ne abbiamo sentito parlare così tante volte…. Abbiamo visto film, spettacoli, anche dal vero. Presepi ovunque che non possiamo assolutamente pensare che queste cose non si siano svolte esattamente come ci dicono.

Dimenticando che anche la storia, quella reale, ci viene raccontata sempre in maniera diversa a seconda di chi la recita, recita perché è proprio un’interpretazione quella che gli storici ci raccontano, figuriamoci i vangeli!

 

                                                                         Natale Pappalardo dicembre 2019

Chi scrive su Gesù Cristo?

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     Il più grande uomo di tutti i tempi oppure?

     Confuse e contradditorie biografie su Gesù Cristo sono scritte sui Vangeli, le lettere di Paolo, gli Atti degli Apostoli e numerosi atti dei padri della chiesa. Tutte perciò di carattere cristiano, cioè di parte.

     Nessun testimone oculare scrisse di lui, neppure lui stesso (scrisse sulla sabbia: davanti all’adultera…nessuno lo ha mai letto però secondo il vangelo di Giovanni), coloro che ne parlano non lo conobbero mai. La sua “biografia” è un gigantesco “si dice” su cui è stato ricamato quello che si voleva.

I vangeli non costituiscono fonte di verità storica diretta, sono il frutto di confuse e contradittorie dicerie aventi come origine leggende popolari molto note all’epoca.

I testi del Nuovo Testamento sono stati scritti lontani nel tempo e dai luoghi dove i fatti avvennero, con un fine promozionale.

    Il Gesù Cristo sono in effetti due figure distinte. Il primo è un uomo (o più uomini) che visse in Palestina e che perseguiva la libertà dalla sottomissione romana. Quindi una forma politica di liberazione dall’usurpatore.

L’esistenza dell’uomo chiamato Jehoshua/Gesù non ha supporti bibliografici. Chi fu, dove nacque, da quale famiglia proveniva, chi erano i suoi fratelli, chi erano i suoi genitori, che lavoro faceva, tutto è avvolto nel mistero.

Ciò fa supporre che:

  1. Se esistito non si rese protagonista di eventi degni di nota.

  2. Non si chiamava Jehoshoua. Forse era un Simone, Giuda, Giovanni, Giacomo, tutti zeloti patrioti che dal 7 al 135 D.C. tentarono di scardinare la supremazia romana in Palestina. Probabilmente costui raccolse gli echi di tutti costoro.

  3. Di Cristo invece si conosce abbastanza, anche se gli scritti sono costituiti da scrittori sconosciuti in tempi e in luoghi differenti. 

 

Tacito scrisse che Nerone spacciò per colpevoli e condannò i cosiddetti cristiani che prendono il nome da Cristo che fu crocifisso per opera del procuratore Ponzio Pilato.

     Tacito (Publio Cornelio Tacito nascita incerta tra il 55 e il 58 D.C. morto il 117 D.C. anche lui non testimone) quindi non ne fu testimone perciò o ha fatto delle ricerche storiche basandosi su racconti orali circolanti dei cristiani oppure che l’opera di Tacito, giunta a noi solo frammentaria e “riordinata” all’Abbazia di Montecassino, possa essere stata in qualche modo rielaborata.

C’è poi la testimonianza di Giuseppe Flavio, storico ebreo romano (nato 37-38 D.C. anche lui non testimone) che scrive che fu messo in croce da Ponzio Pilato. Il Cristo che risorse nel terzo giorno dalla sua morte e che malgrado tutto ancora ci sono i suoi seguaci. Il brano di Flavio è considerato uno dei più importanti extra biblici su Cristo.

  1. stranamente Giuseppe Flavio non avrebbe mai esaltato Gesù Cristo avendo scritto appositamente per i Romani e avendo anche romanizzato il suo nome proprio.

  2. Giuseppe Flavio discendente da una famiglia sacerdotale, non avrebbe mai accettato un messia che non provenisse dalla casa di David. Era affiliato alla setta dei farisei.

  3. Passo questo di Giuseppe Flavio molto discusso anche tra i cristiani dell’epoca e comunque neanche lui fu un testimone oculare essendo nato dopo la sua morte.

 

La recente (1971) scoperta di una Storia universale in lingua araba scritta in Siria nel X secolo dal vescovo e storico cristiano Agapio di Ierapoli riporta letteralmente il passo di Giuseppe Flavio su Cristo in una versione che pare da ritenersi più fedele all’originale. Afferma dunque Agapio che:

Similmente dice Giuseppe [Flavio] l’ebreo, poiché egli racconta nei trattati che ha scritto sul governo dei Giudei: “Ci fu verso quel tempo un uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato (o dottrina) e raccontarono che egli era loro apparso tre giorni dopo la crocifissione ed era vivo, ed era probabilmante il cristo (messia) del quale del quale i profeti hanno detto meraviglie”

     Queste sono le UNICHE testimonianze… le possiamo considerare documentazioni storiche? Proprio no!

    Comunque non si è certi di niente, infatti oltre ogni ragionevole dubbio non è verificabile che il personaggio Yeoshua/Cristo sia quello che si tramanda.

    Pare infatti che non sia il produttore del cristianesimo ma solo il suo prodotto e gli scrittori storici greci e latini, non spesero una parola per il “Dio Vivente”. All’epoca di Cristo, Roma produsse molti grandi scrittori, storici, filosofi, studiosi in genere. Possibile che a nessuno sia venuto in mente di scrivere le gesta di un personaggio che era famoso ancor prima di nascere?

     Conosciamo tutti quello che fece Erode con i bambini maschi sotto i due anni, la strage degli innocenti è un episodio presente nel Vangelo secondo Matteo (2,1-16) eppure non c’è scritto niente di ufficiale da nessuna parte. Eppure si sa che i romani erano famosi perché catalogavano e scrivevano tutto. Come può essere sfuggita una strage simile?

     Soltanto nel Vangelo se ne parla, scritto comunque nel I secolo dopo Cristo.

Ma davvero sono stati Matteo, Marco, Luca e Giovanni coloro che hanno scritto oppure vari scrittori sconosciuti? E cosa hanno scritto? Sicuramente quello che si era tramandato o che si voleva tramandare. La lingua era il greco, almeno così ci dicono gli studiosi. Però questa storia di Gesù Cristo non era originale, infatti gli esseni, una particolare setta ebraica già ne parlava molto tempo prima e la predicava anche.

    Oggi però si giura sui vangeli come di libri ispirati da Dio, ma solo quelli, non altri. Perché gli altri non sono canonici? Chi ha stabilito che alcuni sono ispirati da Dio ed altri no?

     Fu Ireneo di Lione, teologo romano del II secolo D.C. Il suo pensiero fu influenzato da Policarpo di Smirne che fu un discepolo di Giovanni l’Evangelista.

     Ireneo attaccava tutti coloro che seguivano un solo vangelo e poi anche tutti gli altri che ne seguivano molti. Perché dopo la morte di Cristo ne vennero fuori parecchi di vangeli, tanto che era solito dire: “Ci sono cristiani che si vantano di avere più vangeli di quanti sono i membri del loro gruppo, ma in realtà non ne posseggono neppure uno che NON trabocchi di cose blasfeme”.

    Ecco quindi che Ireneo si trasforma in colui che per primo iniziò a ‘disboscare’ quella foresta di scritti e apocrifi come il libro segreto di Giacomo, il vangelo di Tommaso, il vangelo di Pietro, il vangelo di Maria e tanti altri ancora. Ne scelse 4, ovvero i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

     Ne scelse 4 perché quattro sono i venti principali, quattro le regioni del mondo e quattro gli animali che sorreggevano il trono di Dio (Ezechiele). Perciò quattro devono essere i pilastri della Chiesa.

Matteo e Giovanni perché testimoni oculari degli eventi che raccontano e Marco e Luca discepoli di Pietro e Paolo. Peccato che oggi sappiamo che nessuno di questi vangeli sia stato scritto da questi “evangelisti” e che neanche quelli apocrifi sono stati scritti da: Filippo, Pietro, Tommaso ecc.

     Da una attenta lettura di questi 4 vangeli, emerge la necessità di far credere che Gesù Cristo era Uomo, ma anche Dio (La resurrezione ne è la riprova più significativa), allontanando così la visione che apparteneva ai primi cristiani e che viene fortemente respinta da Giovanni, ovvero: la convinzione che il divino dimori sotto forma di ‘luce’ in ogni essere umano.          Purtroppo molti cristiani leggono (se li leggono!) questi testi apocrifi partendo dal presupposto che siano semplicemente falsi e giustamente considerati eretici.

    In realtà questi scritti apocrifi trattati con disprezzo e definiti gnostici ed eretici, si presentano come un insegnamento cristiano poco conosciuto e poco familiare, proprio a causa dell’opposizione ostile e trionfante di cristiani come Giovanni e come appunto Ireneo, suo fedelissimo sostenitore; ma che nascondono al loro interno una saggezza e una bellezza pari o addirittura superiore ai vangeli canonici.

     Poi se qualcuno riesce a spiegarmi questo:

Simon Pietro disse loro: “Cacciate via Maria, perché le femmine non sono degne della vita”. Gesù disse: “Io le insegnerò a diventare maschio, perché anche lei possa divenire uno spirito vivo simile a voi maschi. Poiché ogni femmina che si farà maschio entrerà nel Regno dei cieli.” Vangelo di Tommaso

San Paolo… Voglio tuttavia che sappiate questo: Cristo è il capo di ogni uomo, l'uomo è capo della donna e Dio è capo di Cristo. Ogni uomo che prega e profetizza a capo coperto, disonora il suo capo; al contrario, ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, disonora la sua testa, perché è come se fosse rasa. Se una donna, dunque, non vuol portare il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è vergognoso per una donna essere rasa, si copra col velo. L'uomo, invece, non deve coprirsi la testa, perché è immagine e gloria di Dio; mentre la donna è gloria dell'uomo. Infatti, l'uomo non ebbe origine dalla donna, ma fu la donna ad esser tratta dall'uomo; né fu creato l'uomo per la donna, bensì la donna per l'uomo. Quindi la donna deve portare sul capo il segno della podestà per riguardo agli angeli.” - 1 Corinti 11, 3-10

     Ecco dove i musulmani hanno preso spunto per il velo, il bulka ecc.

Per concludere noi ci rivolgiamo ai vangeli come se fossero verità mentre anche fra i quattro canonici ci sono discordanze. Possiamo credere che siamo verità quando sappiamo con certezza che neanche conosciamo chi li ha scritti, né quando e che poi nel tempo, con le trascrizioni e le traduzioni chissà quante modifiche hanno apportato? Senza contare che non si trovano conferme nei testi ufficiali se non, come ho scritto sopra, qualche riferimento mai però verificato dallo scrivente né come testimone oculare e neppure come fonte certa autenticata.

     Fin da ragazzo ho sempre avuto la curiosità di conoscere cosa fece l’uomo chiamato Gesù durante la sua vita tra i 12 e i 30 anni. Immagino che in quel lasso di tempo molto lungo, un personaggio come lui, doveva per forza lasciare qualche traccia nel mondo, invece i testi sacri tacciono, non sanno. Questo è molto strano perché da parecchio tempo si sapeva del messia. Possibile che abbia “dormito” come aiuto falegname e poi all’improvviso si sia ricordato di avere una missione da compiere? Nei testi extra biblici si parla che Gesù viaggiò molto ma con i si dice non si arriva a niente, quindi la mia domanda finora è rimasta inascoltata. Nessuno sa rispondermi. Probabilmente posso ipotizzare che questo Gesù di Nazareth spuntò all’improvviso così come ne spuntarono tanti in quell’epoca e che poi si sia costruito tutto intorno iniziando da quello che predicavano gli esseni. Comunque Paolo, il nuovo apostolo, almeno così lui si faceva chiamare, forse uno dei più grandi fra tutti (sempre a sentire lui), dicono che dopo essere stato un persecutore feroce dei cristiani, all’improvviso ebbe una folgorazione così intensa che cadde a terra. Anche Caravaggio nel 1600-1601 lo dipinse (Basilica di Santa Maria del Popolo a Roma). Da quel momento si convertì nella fede per Gesù Cristo dicendo che era nato da una vergine che fu crocifisso e risorto. Una predicazione che gli causò molti problemi comprese delle fustigazioni (5 x 39).

     Fu accusato di tutto compreso fomentazioni ai tumulti. I suoi nemici più cruenti furono proprio coloro che erano della sua stessa fede: gli ebrei perché non credevano che Gesù Cristo fosse il messia che attendevano da tanto. Il cristianesimo se non ci fosse stato Paolo, forse non sarebbe mai nato ma sarebbe svanito come tante altre correnti di quel tempo. Dovrò in seguito informarmi di più su quello che ha combinato Paolo, perché davvero sembrava non gli importasse della sua persona ma soltanto della sua missione.

Sono un miscredente? Un eretico? Per fortuna vivo in un tempo e in una nazione dove posso permettere di esprimere liberamente il mio pensiero.

    Probabilmente parecchi fedeli mi giudicheranno male, ma nessuno pensa di uccidermi come si faceva un tempo. Perché non dimentico che solo qualche tempo fa non era permesso di dubitare, non era permesso nient’altro che quello che la Chiesa imponeva. La pena poteva essere anche il rogo! Come non dimentico che i papi si compravano il titolo e che nessuno di loro era un timorato di Dio, anzi…

     Ho visitato tempo fa Palazzo Farnese a Caprarola, residenza del Cardinale Alessandro Farnese tra le tante meraviglie e lussi, c’erano anche le stanze dove il cardinale e i suoi “amici” si intrattenevano con le “signore”. Come non dimentico tutte le guerre e i morti che sono avvenuti con il grido di: Dio lo vuole!

     Comunque basta essere nati in un determinato luogo per essere sottomessi alla religione vigente. Certo si può scegliere fra le tante, ma tutte portano alla stessa sottomissione, quella più quella meno. Se poi si è all’oscuro di tutto, almeno per la nostra religione, c’è un tempo in cui sarai giudicato lo stesso. Ma non tutti la pensano allo stesso modo, infatti, se i testimoni di Geova ti informeranno dandoti la buona notizia, cioè che risorgerai se seguirai il sentiero di Dio, se poi non lo farai, sarai perduto. Perché essendo consapevole non hai voluto seguire la strada giusta, quindi morirai per sempre.

    Fin da piccolo sono stato un grande “capoccione” nel senso che se non mi spiegavano per filo e per segno perché dovevo fare una certa cosa, difficilmente la facevo spontaneamente.

    Di solito ne subivo le conseguenze rimettendoci molto. Invece se riuscivano a darmi delle spiegazioni esaurienti, anche se non ero d’accordo, solitamente acconsentivo a farla quella determinata cosa. Invece per la religione sono stato completamente soggiogato fin da piccolo.

   I perché me li chiedevo sempre ma non trovavo mai una risposta soddisfacente, né da me stesso e neppure dai tanti sacerdoti con il quale ho parlato. Avevo talmente bisogno di sentirmi protetto che lasciavo perdere il “buon senso” accettando a scatola chiusa ogni cosa mi veniva predicata. Poi, all’improvviso, nel giro di pochi mesi, cambiò tutto! Mi allontanai velocemente da Dio e da quello che rappresentava. Dopo tanti anni mi è venuta la curiosità di interessarmi a queste cose che in un modo o in un altro ci hanno condizionato e tutt’ora ci indicano la strada da seguire. Perciò ho cominciato a studiare sul serio la Bibbia e quello che ne consegue.

    Non posso accettare, soltanto perché me lo dice qualcuno, che le cose si sono svolte in un determinato modo. Se poi non mi dimostrano prove concrete. Se poi questo qualcuno è la Chiesa che per millenni ha fatto solo i propri interessi, sto molto in guardia. Quando poi mi dicono che la Bibbia io non sono in grado di leggerla perché non ho studiato molto e quindi incontrerei difficoltà, penso che Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai bimbi”. Infatti basta leggere la Bibbia da soli, senza maestri che ci dicano cosa e come leggere, per capire che tutto ciò che ci hanno raccontato sono solo frottole.

   Si continua a diffondere una verità che non è scritta sulla Bibbia, tanto che nel leggerla non volevo credere fosse così differente da quanto mi avevano insegnato. Non perché non capisco, proprio perché la Bibbia dice una cosa e la Chiesa ne insegna un’altra. Già dai primi versetti, nella Genesi, si capisce che la Bibbia parla d’altro, non certo d’amore e di pace. Incredibile quanto è diversa, eppure nella nostra vita riportiamo ogni cosa con le feste religiose che determinano da sempre, ancor prima del cristianesimo il nostro lavoro e il nostro riposo.

    Ci sono modi di dire che ormai fanno parte di noi e li citiamo come se fossero scadenze canoniche laiche: lo mangeremo il panettone? Per dire, si arriverà a Natale? E così per la colomba o l’uovo pasquale. Tutto l’anno è determinato dalle feste religiose tolta qualche ricorrenza rara del lavoro o della Repubblica. Quando poi ci sono i funerali di una personalità, la chiesa assume il ruolo primario nei mass media. In ogni dibattito che si svolge per ricordare la persona scomparsa, non manca mai il sacerdote o chi per lui che narra di quanto fosse fedele e gentile.

   Pare che tutto sia ormai sotto la protezione del Signore e i suoi ministri sono coloro che in terra svolgono lo stesso ruolo. Per tutto il periodo dalla morte al funerale non si parla e non si vede altro. La chiesa in questi casi rinnova ancora di più il suo potere e il popolo si sottomette volentieri, chinando la testa e ancor più l’intelletto. Tutto ciò lo percepiamo come “normale” perché siamo nati in questa normalità. E’ corretto che nei funerali i ministri di Dio facciano la  loro parte.

   E’ comunque una consolazione sapere che in realtà lo scomparso non sia morto del tutto, ma dorma in attesa di essere svegliato e vivere per sempre accanto a propri cari. Il dolore è meno intenso se abbiamo questa certezza. Non serve chiedersi il perché sia toccato proprio a lui, al nostro caro. L’angelo custode a volte non sta attento proteggendoci, può capitare, ma quello che non riusciamo a capire è il perché è stato chiamato proprio lui e non un altro, magari chi si meritava di più morire, rispetto al nostro caro. Ci viene sempre risposto che il disegno di Dio noi non lo possiamo neanche immaginare. Lui sa nella sua immensa bontà il perché, a noi miseri mortali non è concesso sapere.

Inutile però discutere con chi da una vita è immerso in questo credo. La risposta è sempre la stessa: ho vissuto bene fino adesso e rettamente con la mia fede e adesso dovrei rinnegare tutto e non credere più a niente? Solo perché tu dici che non è vero? Questo lo credi tu, io ho bisogno di credere e perciò ci credo. Male non può fare certamente.

   Dovrei buttare via tutte le credenze di una vita, le mie tradizioni e perché poi? Perché tu hai letto che non sono cose vere… Finiscila e smettila di importunarmi perché a me di quello che dici non interessa niente! 

   Cercare di far ragionare chi non lo desidera è una vera impresa e anche aggiungere che si è padroni di professare quello che si crede. Era solo questione di un ragionamento nient’altro. Nessuna intenzione di imporre la mia ragione, che in definitiva non esiste perché io non ho certezze, come le posso provare le mie idee? Non è possibile neppure conversare liberamente perché si è subito interrotti. Mi accusano di dire sciocchezze e bugie ma se chiedo il perché l’unica risposta è che la religione insegna… il catechismo dice… in chiesa si fa… Come chiedere all’oste com’è il vino… Si finisce col chiudersi a riccio nella propria fede ed è inutile insistere che mai e poi mai intendo discutere di questo, il mio intento è conoscere e se possibile far chiarezza nient’altro. Come io prendo atto che il mio prossimo ha fede in quello che dicono le scritture, il mio prossimo dovrebbe prendere atto che io non ho alcuna fede in quello che hanno scritto in quelle stesse scritture per i motivi descritti sopra. E’ tanto difficile capirlo? Ebbene si tantissimo!

                                                                                                                    Natale Pappalardo  aprile 2018

Testimonianze laiche sull'esistenza
di Gesù Cristo

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Giuseppe Flavio
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Publio Cornelio Tacito

 

     Ci sono due importanti personaggi che, a prescindere dai vangeli, scrivono di Gesù:

Giuseppe Flavio e Publio Cornelio Tacito.

     Prendiamo in esame lo storico Giuseppe Flavio, il cui vero nome era Josef Ben Matityahu (Giuseppe figlio di Mattia). Nato a Gerusalemme il 37-38 D.C. e morto a Roma nel 100 D.C.

     Proveniva da una famiglia sacerdotale e lottò contro i romani nella prima guerra giudaica. Giuseppe Flavio durante una battaglia contro i romani fu circondato con i suoi. Per non arrendersi i suoi uomini decisero di suicidarsi in massa, ma Giuseppe li convinse che non era onorevole e così escogitò di uccidersi l’un l’altro facendo in modo da restare per ultimo. Da allora questo fu chiamato “il problema di Giuseppe”. Si consegnò ai romani e al suo comandante Tito Flavio Vespasiano, gli predisse che sarebbe diventato imperatore. Credendo fosse soltanto una maniera di adularlo per aver salva la vita, lo imprigionò soltanto perché aveva saputo che altre volte, quello strano ebreo, aveva fatto profezie veritiere. Un anno dopo quando divenne imperatore, Vespasiano liberò Josef e su invito del figlio Tito, lo fece cittadino romano.

Giuseppe Flavio da allora aiutò i romani sia cercando di debellare i ribelli giudei ma anche scrivendo opere filo romane che parlavano della sua terra. Naturalmente per i giudei lui era considerato un traditore, tanto che le sue opere non furono tradotte e divulgate se non dopo qualche secolo. Si dice che la sua conversione da ebreo a romano sia stata anche facilitata da un enorme quantità d’oro degli ebrei che lui barattò.

Molto più plausibile quest’ultima notizia della prima. Non dobbiamo dimenticare che quasi tutto quello che sappiamo di lui lo preleviamo dalle sue opere.

     Veniamo a quanto scrive Giuseppe Flavio su Gesù Cristo. La testimonianza che i fedeli citano sempre è quella descritta sul Testimonium Flavianum, un passo del suo libro Antichità Giudaiche, dove racconta che un uomo buono e colto con tanta gente a seguito, fu condannato e fatto crocifiggere da Ponzio Pilato perché accusato dai suoi. Tre giorni dopo fu rivisto a parlare con la gente. Quest’uomo era chiamato Cristo.

Giuseppe Flavio scrisse delle frasi diverse ma il succo è quello che ho descritto sopra. Quindi lui personalmente non conobbe mai Gesù perché nacque dopo la sua morte.

     Fino al XVI secolo, nessuno ha messo in dubbio quanto Giuseppe Flavio aveva dichiarato. Di certo i Farisei e non solo loro, cercarono di bloccare la diffusione delle sue opere che riguardava la loro storia scritta e vista per i romani. Però i motivi possono essere molti e quando ho cercato di saperne di più, mi sono trovato in un vespaio di contraddizioni talmente fitto che ho preferito lasciar perdere. Una cosa però è certa: Giuseppe Flavio non avrebbe mai scritto qualcosa che avrebbe potuto non piacere ai romani e questa faccenda di un uomo giusto, onesto e mite, condannato alla crocifissione da Ponzio Pilato, non faceva onore ai romani stessi. Proprio per questo parecchi storici “pensano” che forse non è farina del suo sacco, oppure che il tutto sia stato modificato nel corso delle varie copiature, che ricordo venivano espletate soltanto nelle abbazie o centri cristiani. Ci sono perciò i filo-cristiani che credono che sia stato proprio lui a scrivere il “pezzo” e gli altri laici che sono convinti che sia un falso.

    Comunque sia, qui ci troviamo di fronte non a una testimonianza oculare, come oggi affermano i fedeli cattolici, ma semplicemente a un si dice. Nessun tribunale potrebbe prendere come vera una simile “prova”. Anche perché in quei tempi, di uomini buoni che predicavano, se n’erano visti parecchi, essendo gli ebrei sotto il dominio dei romani. Con tutti i possibili dubbi sull’autenticità dello scritto, questa citata è una prova tipo vangelo, cioè una storia, non una testimonianza.

     Il Testimonium flavianum non viene mai citato nelle opere dei primi padri della Chiesa, quali Giustino Martire, Teofilo di Antiochia, Melito di Sardi, Ireneo di Lione, Clemente di Alessandria, Tertulliano, Ippolito, Origene, Metodio o Lattanzio. Il primo autore a citarlo è Eusebio di Cesarea nel IV secolo. Molti degli scrittori citati conoscevano bene le opere di Giuseppe Flavio; l'assenza di riferimenti al Testimonium prima di Eusebio ha fatto nascere il sospetto che fosse proprio quest'ultimo l'autore del brano o delle sue interpolazioni. C’è da dire che Eusebio di Cesarea prese parte al primo Concilio di Nicea nel 325 D.C dove tra altro si parlava della consustanzialità e di altre faccende, come il trovare tra le tante cristianità, una sola che diventasse quella ufficiale. Una soluzione che mettesse fine alle tante “dottrine” diverse che in quei tempi si professavano. Eusebio di Cesarea in principio era favorevole ad Ario che guidava un fronte in cui Gesù era figlio di Dio e quindi meno importante del padre, ma Costantino lo mandò al Concilio per pacificare gli animi e trovare una soluzione che accontentasse tutti. Alla fine Ario venne cacciato e Eusebio lo accolse a casa sua. Dopo qualche tempo Eusebio da amico di Ario divenne uno dei più accaniti accusatori degli ariani.

     Nel Concilio di Nicea fu creato il CREDO: La matrice che ci guida anche adesso piena di dogmi e misteri.

Credo in un solo Signore Gesù Cristo unigenito figlio di Dio nato dal Padre prima di tutti i secoli. Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre.

     Perciò considerando tutto questo sopra, niente di più facile che Eusebio mise davvero “mani” interpolando il Testimonium Flavianum. Naturalmente nessuno può stabilire la verità né in un senso né nell’altro.

     Questa di Giuseppe Flavio, a mio parere, non può essere considerata una testimonianza dell’esistenza del Gesù di cui noi tutti parliamo.

     C’è da dire che Giuseppe Flavio scrisse anche che Giacomo, fratello di Gesù, fu prelevato dai romani e condannato insieme ad altri alla lapidazione qualche decennio dopo la morte di Gesù. Per quanto questa frase possa essere importante, non mi testimonia assolutamente che si tratta dello stesso Gesù e comunque è sempre un racconto sentito da altri racconti. Anche questo a mio parere non serve assolutamente come testimonianza.

 

Publio Cornelio Tacito

 

     Non si hanno notizie certe della data di nascita, si presume verso il 54 D.C. né del luogo. Forse il più grande storico latino di tutti i tempi. Accurato e preciso nelle sue ricerche.

     Malgrado il nome Tacito, che significa silenzioso era invece anche un abile oratore.

Negli Annales, esattamente nel libro XV, narra dell’incendio di Roma avvenuto nel 64 D.C. La gente accusava Nerone di averlo provocato. Proprio per difendersi da questa accusa, Nerone incolpò i cristiani, dei seguaci di un certo Cristo che ai tempi di Tiberio, Ponzo Pilato condannò alla crocifissione. Per un certo tempo dopo la condanna e morte di questo Cristo, sembrò che di questa superstizione si fossero perse le tracce, invece il morbo cristiano riprese vita e anzi si propagò anche a Roma.

    Chi scrisse che Nerone diede la colpa ai cristiani per difendersi dall’accusa infamante di incendiario, oltre che Tacito ci fu anche Svetonio nella sua “De Vita Caesarum”, ma non solo loro

    Leggendo i due storici si evince che parecchie cosa non collimano. Svetonio rivela che Nerone era a Roma e che ne ha causato l’incendio soltanto perché voleva una Roma più bella, più moderna e per poter costruire la sua Domus Aurea. Tacito afferma invece che si trovava ad Anzio e che rientrò il più presto possibile a Roma organizzando i soccorsi e gli aiuti.

    Personalmente penso che l’imperatore Nerone non avesse la necessità di provocare un incendio per i motivi citati da Svetonio, aveva sufficiente autorità per ordinare quello che desiderava. Tanto più che l’incendio scoppiò il 18 di luglio, quindi in estate e che la maggior parte delle case vicino al Circo Massimo erano fatte di legno e una accanto all’altra, separate solo da vicoli strettissimi. Ma a prescindere dall’incendio, entrambi gli storici erano contro Nerone. Questo comunque è quello che ci interessa attualmente, cioè cosa scrisse Tacito su Gesù Cristo.

Tacito, Annales, Libro XV, 44. “Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l'impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale superstizione di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso. Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine, non tanto per l’accusa dell'incendio, quanto per odio del genere umano. Inoltre, a quelli che andavano a morire si aggiungevano beffe: coperti di pelli ferine, perivano dilaniati dai cani, o venivano crocifissi oppure arsi vivi in guisa di torce, per servire da illuminazione notturna al calare della notte. Nerone aveva offerto i suoi giardini e celebrava giochi circensi, mescolato alla plebe in veste d’auriga o ritto sul cocchio. Perciò, benché si trattasse di rei, meritevoli di pene severissime, nasceva un senso di pietà, in quanto venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo.”

 

     Come ho scritto prima, pur essendo uno storico preciso e puntiglioso, Tacito odiava Nerone. Se facciamo riferimento ad altri autori storici, l’imperatore era amato dalle masse e non solo perché li faceva “divertire” con i giochi. Poi mai dimenticare che in seguito la chiesa ebbe la necessità di creare un nemico a cui dare la colpa di ogni cosa e quindi Nerone fu considerato probabilmente molto più cattivo e crudele di quanto poteva essere stato, considerando gli altri imperatori che lo precedettero e lo seguirono.  Gli studi contemporanei dell’epoca, malgrado quanto scritto da Tacito sulle persecuzioni dei cristiani, ci dicono che in realtà tutto ciò non si verificò, se non in maniera minimale.

     Per quanto Tacito poteva essere preciso, in questo caso si accontentò di dichiarare ciò che si raccontava in giro. Non esiste alcun documento storico della condanna di Gesù da parte di Ponzio Pilato. Eppure dal clamore che Gesù aveva creato, durante i suoi anni di predicazione, dei suoi seguaci, dei suoi miracoli e dall’odio che aveva suscitato, non poteva essere considerato un condannato qualsiasi. Non solo non esiste quel documento, ma in nessun’altro si parla di lui. Eppure la resurrezione di Lazzaro, oppure il terremoto che si scatenò alla sua morte, o il sole oscurato per almeno tre ore nel momento in cui spirò, devono per forza essere stati NOTATI dagli storici. A meno che non furono altro che storie che si raccontavano e che man mano lievitavano gonfiandosi fino a diventare quello che poi è arrivato a noi.

     Anche la frase scritta da Tacito, a mio parere non è una testimonianza storico laica, non avrebbe senso in alcun tribunale.

     Concludendo questa mia piccola ricerca posso dire, senza essere incolpato di sbagliare che, i testi antichi ci arrivano da “lontano” sono tradotti e interpretati nel tempo da vari storici e dotti sia del passato che del presente. Non si hanno mai unanimità di giudizio, anche perché il tarlo dell’interpolazione è sempre presente.

 

                                                                                                            Natale Pappalardo agosto 2019

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