
ALBERTO FRATTINI I1QOD
Non desidero scrivere un curriculum vitae su Alberto, non ne sarei capace. Però conoscendolo da qualche anno lo trovo un personaggio davvero singolare. All’inizio lo incontrai da Segretario dell’INORC, una funzione che lui esercitava già da qualche anno, mentre io ero appena entrato a far parte del Club. Essendo i soci parecchi, mi trovai in difficoltà a ricordare i loro volti, i nomi, i nominativi ecc. Naturalmente non con la dirigenza, cioè il CD, perché erano sempre in evidenza e quindi con loro non ebbi mai problemi a ricordarmeli.
Con Alberto e il Presidente Antonio Zerbini, ci fu subito una simpatia reciproca e naturalmente anche col gruppo che proveniva da Roma come me.
Con quelli della mia zona, in seguito, ci incontrammo anche oltre il classico Meeting annuale, magari per una pizza o semplicemente per scambiare qualche opinione sugli apparati, antenne, radio, tasti ecc.
Proprio a proposito di questi ultimi, venni a conoscenza che Alberto era un costruttore di tasti telegrafici.
Possedeva un’officina/laboratorio e la sua competenza, formatasi durante tutta una vita di lavoro, per lo più presso la Piaggio, adesso aerospace, dove ha svolto numerosi impegni e in ultimo come responsabile del controllo qualità, gli ha consentito di creare tasti telegrafici eccellenti.
In quei tempi i miei compagni di radio, quelli della zona di Roma col quale discutevo, mi dicevano che, i tasti che lui produceva erano ottimi, però costosi quanto quelli delle migliori marche mondiali. Dopo tutto lui era un perfetto sconosciuto rispetto alle ditte che avevano una storia anche internazionale e quindi avrebbe dovuto venderli ad un prezzo minore.
Sinceramente io non avendo ancora visto nessun prodotto costruito da I1QOD, e non avendo molta esperienza in merito ai tasti di cui parlavano, provenendo dal mondo professionistico e non amatoriale, ero convinto che avessero ragione. Ero troppo sprovveduto per mettermi a discutere di tasti specialmente dei paddle. In Giappone mi ero comprato un automatico della Katsumi di poco valore e a Romaradio, dove sono stato impiegato dopo l’avventura di marconista a bordo delle navi, avevamo un tasto elettronico da quattro soldi sistemato dall’ufficio sulla scrivania accanto al Marconi 213 che era invitato sul piano.
La maggior parte degli operatori radio usava il proprio tasto personale, automatico, bug o il verticale della stazione in dotazione. Poi in seguito, un collega napoletano Striano, inizio a costruire dei keyer elettronici con incorporata una chiave a doppia paletta in plexiglas e come contatti, con relative regolazioni, dei semplici bulloni.
Quel tipo di tasto ebbe immediatamente un grande successo fra gli operatori e molti di noi se lo comprarono alla cifra di 60.000 lire. Non era una spesa economica per quei tempi, si trattava del 1984/85 o forse anche prima. Comunque per il lavoro che dovevamo svolgere quella chiave andava benissimo. Infatti la velocità con cui si trasmetteva non era elevata, a causa delle difficoltà varie, come scarsa propagazione, fading, rumori vari, interferenze, disturbi atmosferici o di altre emissioni. Tutto ciò non ci permetteva di “correre” anzi spesso occorreva ripetere la stessa parola due o tre volte, (QSZ) perché l’essenziale era far ricevere al corrispondente in qualsiasi maniera. All’occorrenza, in condizioni ottimali di QSO, il tasto ci forniva buone prestazioni.
In definitiva l’automatico di Striano, ci permetteva di eseguire il nostro lavoro senza stancarci troppo perché a Romaradio si manipolava parecchio. Oltre al nostro turno di servizio, di solito si rimaneva per lo straordinario e con i turni anche notturni, sinceramente quasi tutti gli operatori non avevano nessuna fantasia, una volta finito il lavoro, di continuare col CW a casa e a cercare nuovi tasti o apparati, antenne ecc. Se non qualche raro operatore anche radioamatore, che era innamorato fin da giovane del CW.
Entrando però nel mondo amatoriale, mi si aprì un mondo nuovo che non conoscevo. C’erano ditte specializzate che fornivano meraviglie agli amatori e queste erano sempre più aggiornate. Io mi ritenevo fortunato perché avevo un Vibroplex comprato a New York, un Blue Racer Finish De Luxe, ma non avevo idea di quanto materiale ci fosse in giro. Possedevo anche un Side Swiper donatomi da marconisti russi a La Havana nel 1970. Ma sinceramente malgrado i miei sforzi, la mia manipolazione con quel tasto non era affatto buona anzi neanche discreta, perciò sulle frequenze amatoriali usavo soltanto il verticale, un tasto postale comprato alla scuola Marconi quando iniziai ad apprendere il CW. Il Blue Racer se ne stava nella sua scatola di cartone in un armadio e ogni tanto usavo pure il mio paddle di Romaradio con l’FT-277 della Sommerkamp.
Dopo qualche tempo mi arrivò il paddle doppia paletta di Alberto con i magneti. Ormai l’avevo già visto sia via internet che in qualche raduno, ma quello era mio, tutto mio! Abituato al misero automatico installato a Romaradio o a quello di Striano, che andava bene, molto bene ma…non si poteva confrontare con quello di Alberto! Una Fiat 500 contro una Mercedes, questo era il paragone!
I contatti con Alberto iniziarono a infittirsi sempre più. Alla fine tramite SKYPE ci sentivamo tutte le sere insieme con altri OM amici. Naturalmente il discorso principale era sui vari tasti, sulle loro prestazioni, modelli ecc.
Mi resi conto che le ditte che costruivano tasti telegrafici lavoravano in serie e solo qualcuno di loro, di solito i più vecchi, forse facevano qualcosa a mano. Mentre i più avevano operai alle loro dipendenze e quindi sfruttavano di più la semplicità di lavorazione per impiegare meno tempo possibile.
Un prodotto costruito a mano e un altro fatto in serie dalle macchine, non può avere lo stesso prezzo, calcolando che quello fatto a mano è costruito a regola d’arte. Tutto il ricavato della vendita dei tasti, Alberto lo ha sempre investito in macchine sempre più perfezionale e utili per lavorare sempre meglio e con più precisione possibile. Alla fine l’officina/laboratorio ha tante di quelle meraviglie di cui io non saprei descrivere, malgrado lui me ne abbia mostrato qualcuna e anche spiegato il funzionamento. Purtroppo per la meccanica io sono negato! Però anche se non capisco se la meccanica dei tasti sia buona o meno buona, già a vista riesco senza alcun dubbio a giudicare un buon lavoro da un cattivo lavoro effettuato, almeno questo riesco ad intenderlo.
Così come sono negato per la meccanica, invece sono portato per la manipolazione del Morse. Mi sono sempre dedicato, fin dall’inizio a cercare di manipolare nella maniera migliore possibile. Ammetto che mi sono esercitato moltissimo e che passavo ore e ore a compiere esercizi sempre controllandomi attraverso la classica macchinetta telegrafica con la carta scorrevole. Per me era diventata una mania e da quando ho imparato il Codice Morse, automaticamente trasmettevo nella mia mente qualsiasi cosa vedessi intorno a me anche quando camminavo per strada: le targhe delle automobili, le insegne pubblicitarie, i nomi dei negozi ecc. Perciò appena metto le dita su un tasto telegrafico verticale e inizio a manipolarlo, mi rendo subito conto di cosa sto stringendo fra le dita.
Durante un Meeting a La Spezia, Alberto insieme all’amico e collega Brochetelli, mi mostrarono un tasto verticale tipo Marconi 213. Mi dissero di provarlo e giudicare se secondo me il tasto funzionava bene. Dopo tanto tempo vedere e toccare il tasto che mi aveva fatto compagnia per tanti anni a Romaradio mi emozionò. Non ci fu nemmeno bisogno di regolarlo, era già perfetto… Che sensazione! Non riuscivo a staccarmene tanto mi attraeva. Alla fine entrambi mi dissero che quel tasto era mio. Era un presente che Adolfo Brochetelli mi donava… Rimasi confuso ed incredulo, non potevo accettare, era troppo e poi perché proprio a me? Brochetelli mi confessò che avendolo ospitato a casa mia per alcuni giorni insieme col figlio durante il Meeting di Roma l’anno precedente, aveva pensato al Marconi 213 perché sapeva che io ne ero sempre stato innamorato.
Il tasto prese il posto del vecchio e malandato postale nella mia stazione e in seguito pubblicai su YouTube una prova di manipolazione che ancora dovrebbe esserci in giro. Basterebbe digitare il mio nominativo IZ0DDD su YouTube per vederla e sentirla oppure cliccare qui.
https://iz0ddd.wixsite.com/lino/marconi-psa-213
https://www.youtube.com/watch?v=i9l9JG2Ruyo manipolazione prova Marconi 213
Passando gli anni mi stavo facendo una cultura sui tasti telegrafici, era inevitabile, perché come dice il proverbio: chi pratica lo zoppo impara a zoppicare. Una cultura non troppo approfondita naturalmente, perché la mia era più che altro curiosità non una vera passione morbosa di certi collezionisti…
Nel frattempo oltre al paddle di Alberto, al Marconi 213, avevo ripristinato il semiautomatico Blue Racer che usavo alternativamente con gli altri tasti.
Nel 2004 l’amico e collega Alfredo Gulino I0TKK ci lasciò a causa di una brutta malattia. La moglie, signora Antonietta, mi regalò alcuni tasti che lui adoperava durante il suo servizio amatoriale, tra cui uno stranissimo semiautomatico, di provenienza sconosciuta che assomigliava al classico J36 della Vibroplex. Era ridotto molto male con la base grigia riverniciata malamente, la paletta e il pomello rifatte in plexiglas trasparente ormai ingiallite e deformate e il resto che lasciava molto a desiderare.
Però ancora funzionante malgrado la molla dell’asse vibrante fosse ormai snervata. Incredibile a dirsi, però quando trasmettevo i miei CQ con quel tasto, che per ovvi motivi lo regolavo in maniera che andasse adagio, parecchi OM mi rispondevano, mentre col Blue Racer, le risposte erano rare.
Mi resi conto che probabilmente il mio tasto corsaiolo della Vibroplex non a tutti piaceva, forse era troppo nervoso, oppure troppo veloce come regolazione, non saprei cosa pensare. Comunque il tasto J36 di Alfredo era inguardabile! Decisi di mandarlo ad Alberto affinchè lui potesse metterci le mani sopra e renderlo più presentabile!
Dopo qualche giorno mi ritornò indietro revisionato e … trasformato! Aveva riverniciato la base in nero, sostituita la leva e il pomello con del plexiglas nero, lucidato e messo in ordine le regolazioni e tutto il possibile. Sembrava impossibile che fosse lo stesso tasto! Ho le fotografie del prima e del dopo… Una metamorfosi incredibile!
Cominciai da quel momento ad usarlo molto di più perché anche solo a vederlo adesso mi dava piacere. Più lo manipolavo e più mi rendevo conto che potevo variare, a seconda delle regolazioni che effettuavo, molte modalità di velocità e di armonia all’interno dello stesso carattere. Era in pratica molto più duttile rispetto al Blue Racer, che era stato costruito per correre. Ogni qual volta ero in QSO con un corrispondente che usava un semiautomatico chiedevo che modello stesse adoperando e quale bug, secondo lui, fosse il migliore.
Naturalmente essendoci in giro vari modelli di questi tipi di tasti, le risposte erano varie: Mc Elroy, Lionel, Vibroplex, speed X Logan ecc. Quanti ce n’erano! Sinceramente non avevo idea che ne esistessero così tanti, di marche e modelli diversi. Poi mi resi conto che di J36, chiamati proprio J36 c’erano modelli completamenti diversi tra di loro, eppure si chiamavano tutti J36. Il mistero mi si rivelò perché il termine J36 era stato dato dai militari USA ai semiautomatici tutti.
Però i radioamatori credevano che il J36 fosse soltanto quello creato dalla Vibroplex nel 1927 chiamato “lightning” e poi duplicato dalla Lionel (specializzata nella produzione di trenini in miniatura) nel 1942, perché la ditta originale non era in grado di produrne un numero elevato in poco tempo.
Ormai tra gli OM il J36 era solo quello! Continuando la mia ricerca tra i miei corrispondenti che usavano il bug, mi resi conto che la stragrande percentuale degli operatori preferiva proprio il Lightning o il suo corrispondente della Lionel rispetto agli altri modelli di bug. Non so se perché tra tutti quel modello fosse il più diffuso oppure perché migliore.
Comunque cercai via internet di comprarmi uno di questi bug che non fosse proprio ridotto male. Il mio adesso era bello a vedersi, però sia la molla e sia una rottura saldata, probabilmente a causa di una caduta nel passato, lo rendevano precario. Quando lo cercai, molti anni fa, ancora se ne trovavano parecchi in vendita, però sinceramente notavo che ognuno aveva qualcosa che non andava. Mi venne l’idea di chiedere ad Alberto di costruirne uno in replica. Averne uno nuovo di zecca sarebbe stato magnifico e poi uscito dalle mani di I1QOD!
– Senti Alberto perché non costruisci una replica del J36? – Non se ne parla proprio, non ci penso neppure! – Ecco questo è Alberto, ti smonta subito ogni proposta. – Eppure sarebbe un tasto che farebbe gola a tanta gente, non se ne trovano più messi bene adesso – No! Ho altro da fare e non mi va di mettermi a fare un semiautomatico –
Cercare di convincere Alberto quando ha un’idea diversa è molto difficile se non impossibile. Eppure la mia insistenza durata due anni, dico due anni, è stata premiata!
Un giorno mi è arrivato a casa il nr 1 del J36 di Alberto. Una meraviglia che ho descritto nella mia recensione pubblicata sul mio sito alla voce: il semiautomatico. Non desidero scrivere una parola in più su questo tasto, anche perché basta cliccare sul link https://iz0ddd.wixsite.com/lino/il-semiautomatico
Dopo qualche tempo, dato che l’appetito vien mangiando, mi misi in testa di provare a rimettere le mani sul mio side swiper russo. In realtà ogni tanto mi veniva la voglia di usarlo ma… non riuscivo mai a manipolarlo in maniera accettabile. Però ero deciso ad imparare ad ogni costo. Purtroppo quel tasto donatomi dai russi non era in buone condizioni, infatti lo avevano messo da parte per farlo ricondizionare in Russia. Mai capito quale fosse il difetto però non andava bene, questo era certo. Ne parlai ad Alberto e lui ascoltando la mia manipolazione, mi confermò che facevo pena, ero una marmellata completa! Però mi venne in aiuto inviandomi un tasto che aveva avuto da Gas F6DUR, un Maniflex della Dyna. – Prova con questo - mi disse – vedrai che andrai meglio! – Appena toccato la musica cambiò. Gli amici con il quale facevo QSO giornalmente, mi fecero molti complimenti riguardo la manipolazione, anche se ancora non era soddisfacente. Però ogni giorno che passava andavo meglio e miracolo, mi stavo appassionando a quel tipo di tasto.
Era chiamato Side Swiper oppure Cootie (pidocchio) ma a mio parere il suo nome avrebbe dovuto essere “TASTO DOPPIO” perché di fatto era speculare. Si poteva manipolare indifferentemente dalla parte sinistra o dalla parte destra, bastava cambiare ogni volta la battuta. Per esempio se si doveva trasmettere la lettera I composta da due punti, il primo punto doveva essere trasmesso con il contatto di sinistra e il secondo con il contatto di destra. Si poteva fare l’inverso naturalmente ma sempre rispettando la variazione del contatto. Per cui se si doveva trasmettere la S, il contatto doveva essere, per esempio: sinistra, destra, sinistra. Oppure l’inverso! Il problema principale di questo tasto è che tutto è demandato o affidato all’operatore, ogni cosa.
Mi piaceva da matti! Aveva un’armonia, una musicalità straordinaria ma, se cercavo di velocizzare la manipolazione avvicinando i contatti, iniziava la “marmellata” come diceva Alberto. I caratteri si univano troppo! Forse ero io che ancora non avevo capito come fare oppure era proprio una caratteristica del tasto.
Alberto ancora mi venne in aiuto inviandomi un nuovo tasto della Marina Sovietica. Veramente era solo la chiave, perché il tasto era composto anche dalla parte elettronica keyer, che era mancante. Un tasto davvero strano perché univa in sé la caratterista del braccio spesso e corto e la flessibilità della leva che in questo caso era doppia. I creatori di questo tasto lo avevano studiato proprio bene! Le aste flessibili separate da un perno mobile, mentre lo si manipolava, si muovevano come avanza un serpente sul terreno. Il movimento era ipnotico tanto oscillava a sinistra e a destra come in una danza. Il suono che ne derivava era molto più armonioso rispetto al Maniflex e la facilità di manipolazione era superiore. Innamorato perso!
Purtroppo l’ho dovuto rimandare al mittente ma da quel giorno ho iniziato a cercarlo via internet, inutilmente! Ho cercato di farlo costruire ad Alberto ma non ci sono riuscito. Confesso che non ho insistito molto perché qualcosa nella sua voce mi ha suggerito di lasciare stare. Però in qualche modo mi ha accontentato perché ha replicato il Maniflex della Dyna.
https://www.youtube.com/watch?v=cNbgEEUAH7I
Dopo qualche anno Alberto ha creato un tasto doppio magnetico con una regolazione dei contatti che ha dell’incredibile. Infatti ha inserito all’interno della leva che si sposta a sinistra e a destra dei contatti telescopici, cioè che rientrano all’interno man mano che vengono premuti sul rispettivo contato fisso del tasto. Per i dettagli invito a leggere quanto ho pubblicato sul mio sito:
https://iz0ddd.wixsite.com/lino/il-tasto-doppio
https://www.youtube.com/watch?v=fu_RpZWRsI0&t=2s
Ormai Alberto sta per toccare gli 80 anni. Anche se è sempre molto motivato a costruire tasti, perché ormai la passione gli è entrata nel sangue, lavora più che altro per passare il tempo. Si dedica molto ai paddle, per lo più quelli che hanno la possibilità di esprimere alte prestazioni nella velocità. Paddle anche a doppia paletta a molla, paddle a una sola paletta per i QRQ. Oppure a repliche di tasti del passato profondo magari semiautomatici. I suoi modelli prima in ottone verniciato, sono passati a base cromate poi a tipi di verniciature speciali sempre con componenti in acciaio inox e contatti in argento massiccio.
Con l’amico Vito IZ7FUN, con il quale ci intratteniamo quasi quotidianamente nei QSO in CW o via BF, spesso parliamo del valore dei tasti che possiede. Lui ha esclusivamente tasti di Alberto, forse ha quasi tutta la sua produzione o proprio tutta, non so, e soltanto uno della Vibroplex: il Blue Racer.
- Pensa che valore hai in casa con quei tasti e più passa il tempo più diventano costosi. Se un domani Alberto dovesse chiudere gli occhi… avrai una fortuna in casa …-
Noi ci scherziamo su spesso ma in realtà non esiste, che io sappia al mondo, un personaggio capace e preparato come Alberto che costruisce tasti solo per un suo piacere personale. Quanto gli costa il materiale? Ma di più quanto tempo impiega del suo tempo per costruire un tasto in quella maniera? Un tasto di Alberto non ha prezzo! Certamente ci sono molti costruttori che hanno ditte famose ancora attive, però chi davvero si intende di tasti telegrafici e ha dedicato la vita in questa attività, conosce la differenza tra quello che vale davvero e tanta roba che affascina ma sa solo di fumo.
Purtroppo oggi anche tra i radioamatori non ci sono più gli elementi preparati di un tempo. Più passa il tempo è più tutto diventa effimero, impreciso, evanescente. Conta più l’apparire che l’essere. Come per gli apparati, la gente si innamora delle luci, dei pulsanti dei colori e non bada o quasi a ciò che davvero conta.
Per i tasti è la stessa cosa. Un domani, a babbo morto, perché prima o poi il servizio radiotelegrafico terminerà davvero. Si faranno i conti e tutti i nodi verranno al pettine. Le antenne, gli apparati, alimentatori ecc. sono tutti elementi che diventano obsoleti, che bisogna mantenere sempre attivi altrimenti non funzionano più. Mentre i tasti, più invecchiano e più diventano preziosi. E tra quelli più preziosi non ci saranno quelli dozzinali costruiti dalle case famose in maniera industriale, se non qualche modello che ha fatto scuola, bensì quelli degli artigiani che con la loro competenza e passione hanno lasciato un ricordo indimenticabile per il futuro mostrandoci un passato nelle loro creazioni che non sarà più possibile replicare perché non ci sarà più nessuno che avrà né la capacità né la voglia di dedicare molto del loro tempo a questi oggetti che hanno fatto la storia.
Ormai passati tanti anni da quando Alberto ha iniziato a costruire tasti, il suo nome non è più quello di uno sconosciuto. Incontro parecchi OM che adoperano i suoi tasti o che lo conoscono e che vorrebbero averne almeno uno. Purtroppo adesso la faccenda sta diventando difficile perché la sua produzione è molto rallentata. Lui lavora solo per il suo diletto e solo per gli articoli che gli piacciono. Ancora è possibile provare ad ordinargliene uno ma i tempi di attesa sono lunghi, molto lunghi. Io non oso più nemmeno chiedergli di provare a replicare quel famoso tasto della Marina Sovietica con il pomello a becco d’aquila che mi ha tanto colpito. Un tasto doppio che mi piacerebbe possedere e non solo a me. In questi ultimi tempi pare che fra gli OM sia scoppiata la voglia di manipolare col tasto doppio. Strano perché gli OM di oggi si dedicano quasi tutti al QRQ e non alla musica melodiosa che si riesce ad esprimere col Morse e che solo un tasto manuale può mettere in risalto. Comunque grazie Alberto, grazie di tutto. Tu ormai sei entrato nella leggenda e te lo sei meritato in pieno!
Natale Pappalardo IZ0DDD febbraio 2026